BREVE BIOGRAFIA DI DON GIOVANNI

 

Di DON GIOVANNI,  classe  19/06/1921  diverse sono le testimonianze di fatti prodigiosi che verrebbero ricollegati al suo intervento, e tra la gente si parla già di beatificazione. “Non era in grado di pensare a se stesso – racconta la cugina Eleonora – gli ultimi tempi dovevo occuparmi persino dei suoi bisogni più basilari. Lui non faceva che accogliere persone, poveri per lo più, di giorno e di notte, dimenticandosi anche di dormire” Nato a Bardolino il piccolo Giovanni cominciò presto a frequentare la parocchia, quando un giorno il  santo don Calabria venne in visita al paese – dice Eleonora – notò Giovanni fra i bambini, vivace e sorridente. Si avvicinò e gli disse che si attendeva grandi cose da lui”. Ispirato da questo incontro, Giovanni prese la via del seminario. Venne ordinato sacerdote nel ’47 e trascorse i primi anni di sacerdozio a Bagnolo. Dalla metà degli anni sessanta fu rettore al santuario della Madonna della Corona, tra Spiazzi e Ferrara di Monte Baldo. In quel periodo i pellegrini sparsero la voce sulla sua generosità. I fedeli più ricchi gli donavano grandi somme di denaro e lui le rimetteva subito nelle mani dei poveri, in fila alla sua porta.

Nel cimitero di Bardolino i visitatori si alternano alla sua tomba, alcuni in cerca di assoluzione e di conforto, altri lì per un semplice saluto. “Non aveva età – spiega un amico – stava bene tra i giovani come tra i vecchi, amava tutti indifferentemente e tutti amavano lui”. In molti lo cercavano, lacerati dal dolore delle disgrazie, vinti dalle difficoltà che schiacciano e tolgono il respiro. “E lui era lì – continua l’amico – a soffrire con loro, ad ascoltarli e ad abbracciarli, per ore e ore. E quando se ne andavano non era finita, lui cominciava a pregare”.Donava tutto e non tratteneva nulla. Nel ‘78 fu riassegnato dalla Curia e inviato nella parrocchia di Pai del Benaco, un ameno paesino del lago di Garda abbarbicato alle pendici del Baldo. In un pezzo di terra che sa di paradiso, nella chiesetta di San Marco Evangelista che dall’alto si affaccia sulle acque del lago, don Giovanni celebrava la sua messa della domenica. Omelie semplici ed intense le sue, “a volte ti chiamava per nome dal pulpito e ti sentivi parte del suo dialogo”. Credeva così tanto nelle parole che proferiva da mettersi a piangere per la commozione o a sorridere per la gioia durante il sermone. Anche un miscredente o un uomo d’altre religioni non poteva che rispettarne la naturalezza e la passione.

Al termine della liturgia congedava i presenti con una delle sue bonarie provocazioni: “la messa è appena cominciata, andate in pace”. Continuò a fare la spola tra Pai e Bardolino, dove accoglieva altri preti che lo avevano scelto come proprio confessore. Per anni ha ricevuto persone da tutto il veronese e da tutta Italia. “Dormiva a malapena quattro ore per notte – spiega Eleonora – e se i bisognosi non venivano di persona lo tormentavano al telefono, giorno e notte. Ma lui non respingeva nessuno”. Il 26 febbraio 2003 è passato felice nelle mani del suo Signore.


8 Risposte to “BREVE BIOGRAFIA DI DON GIOVANNI”

  1. Ti voglio e ti vorrò sempre bene!

  2. Caro Don Giovanni e Zia Rita vi affido la nostra Claudia che ora malata , confido su di voi
    Grazie Gino

  3. Don Giovanni per tutti i nonni e malati che soffrono !

  4. Don Giovanni proteggi e aiuta la nostra Rita

  5. Oggi ricorre l’anniversario della tua dipartita …15 anni senza di te ..manchi e tanto. Un bacione. Debora

  6. è stato mio confessore e amico per 40 anni è una storia che vorrei approfondire per ricostrire la sua santa vita, pazienza, generosità per l’anima, sapeva riflettere e dare la misericordia di DIO in tutto e per tutto e per tutti continuamente, mai uno sbandamento, un’accoglienza totale e continua, sempre, una mia figlia è stata battezzata da lui. la nostra è stata quasi una convivenza, condivisa con molte persone, luciano muzza.

  7. Testimone della Verità.

  8. Don GIOVANNI lo ricordero’ sempre.Le Sue parole e i suoi abbracci erano speciali.Aveva qualcosa di particolare che in altri sacerdoti non avevo e non ho più trovato. Lo sentivo amico. Luciano Fasoli

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